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Notizie di Psicologia dal Web.

Psicologia, le emozioni sono contagiose anche su Facebook

Aggiornamenti di stato positivi rendono più positive le persone con cui vengono condivisi

 

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Nel mondo reale le emozioni sono letteralmente contagiose. Cosa succede, invece, quando positività e negatività sono condivise nella realtà virtuale? A rispondere per la prima volta a questa domanda è uno studio condotto dagli esperti della Cornell University, dell’Università della California di San Francisco e di Facebook, secondo cui gli stati d’animo si possono trasmettere anche attraverso aggiornamenti di stato e altri contenuti condivisi attraverso i social network.

Per arrivare a questa conclusione gli autori della ricerca, pubblicata su Pnas, hanno manipolato la quantità di contenuti positivi e negativi che apparivano sulle bacheche di oltre 689 mila utenti di Facebook selezionati casualmente. Per rispettare la privacy degli individui coinvolti i ricercatori non hanno mai potuto visualizzare il contenuto esatto dei post presenti nei loro profili, ma hanno avuto a disposizione dati sulla presenza al loro interno di parole positive e di parole negative. In base a queste informazioni è stato scoperto che anche a giorni di distanza dal momento in cui venivano condivise le emozioni che pervadevano le bacheche degli utenti era strettamente associato a quelle riscontrabili nei profili dei loro contatti. “Le persone cui è stato sperimentalmente ridotto il numero di contenuti positivi nella loro bacheca di Facebook, per una settimana, hanno usato più parole negative nei loro aggiornamenti di stato – spiega Jeff Hancock, responsabile dello studio – Quando la negatività delle notizie veniva ridotta si è realizzato il fenomeno contrario: negli aggiornamenti di stato delle persone venivano utilizzate molte più parole positive”.

Non solo, i ricercatori hanno anche osservato una sorta di crisi di astinenza: “le persone che erano esposte a un numero inferiore di contenuti emotivi nelle loro bacheche erano in generale meno espressive nei giorni successivi – racconta Hancock – Questa osservazione, e il fatto che le persone fossero emotivamente più positive in risposta ad aggiornamenti con emozioni positive da parte dei loro amici, è in contrasto con la teoria che suggerisce che vedere post positivi dei propri amici su Facebook possa in qualche modo influenzarci negativamente”. Niente invidie, insomma, anzi. Ad influenzare negativamente l’umore di un utente di Facebook sono gli amici che condividono contenuti meno positivi.  Di Silvia Soligon (01/07/2014)

(fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/16775-psicologia-le-emozioni-sono-contagiose-anche-su-facebook)

Le 12 Sindromi psichiche più incredibili

I deliri possono variare per contenuto e intensità (da episodi transitori a malattie mentali incurabili), ma tutti hanno in comune una particolarità: non essere connessi con la realtà. I deliri non ascoltano la ragione e non sono legati a fatti reali.

Ecco qui 12 pensieri deliranti tra i più bizzarri:

1. SINDROME DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE: Chiamato così a seguito della pubblicazione del racconto di Lewis Carroll, questo delirio altera la percezione dello spazio e del tempo. Chi soffre di questa sindrome può vedere gli oggetti molto più grandi o molto più piccoli di quanto siano in realtà. Inoltre queste persone trovano difficoltoso giudicare il tempo che scorre. Questo delirio non è necessariamente associato a malattie mentali, le persone possono riportare esperienze simili soprattutto da bambini o prima di addormentarsi. Spesso questo delirio può essere causato da emicrania, della quale Lewis Carroll soffriva e che probabilmente ha ispirato la scrittura del racconto.

2. SINDROME DI COTARD: Anche conosciuta come “Sindrome dei cadaveri che camminano”, questa patologia porta la persona a credere di essere morta, di non esistere più oppure di aver perso tutti gli organi interni. Tipicamente chi soffre di questa patologia arriva a negare totalmente di esistere, cosa che comporta molta difficoltà a trovare un senso alla realtà. Le persone con la Sindrome di Cotard iniziano gradualmente a ritirarsi dalla vita sociale e a non prendersi più cura di loro stesse. Questo delirio è spesso riscontrato in pazienti affetti da schizofrenia.

3. DELIRIO DI CAPGRAS: Il delirio di Capgras è la credenza che le persone familiari siano state sostituite da sosia-impostori, che appaiono identici che ma non sono le stesse persone. Il delirio prende il nome dal fisico francese Capgras che per primo descrisse questa condizione mentale. Capgras è spesso associato a schizofrenia, tuttavia questo delirio può essere dovuto anche a un trauma cerebrale o a demenza.

4. FOLIE A DEUX: Meglio conosciuta nel mondo medico con il nome di “disturbo psicotico condiviso”, letteralmente significa “pazzia condivisa tra due persone”. Viene diagnosticata quando due o più persone vivono talmente a stretto contatto da condividere i deliri.

5. INSERZIONE DEL PENSIERO: Consiste nella credenza che i pensieri nella testa della persona non siano i propri, ma provengano da un’altra persona conosciuta, che dunque esercita una condizione di controllo. Il delirio di inserzione del pensiero è spesso uno dei sintomi più frequenti nella schizofrenia.

6. SINDROME DI PARIGI: Questa sindrome corrisponde all’esperienza che vivono alcuni turisti che, in visita alla Parigi, rimangono delusi in quanto la Città della Luce non soddisfa le loro aspettative. Questi turisti hanno allucinazioni, deliri di persecuzione, ansia e altri sintomi somatici. Sebbene sembri una barzelletta, ogni anno almeno una ventina di turisti giapponesi vengono ricoverati proprio per questa sindrome. Alcuni medici fanno risalire la causa a uno shock culturale, in quanto i giapponesi idealizzano fortemente Parigi. Il trattamento consiste nel ritornare a casa.

7. SINDROME DI GERUSALEMME: Parigi non è la sola città a causare sintomi psicotici transitori ai turisti. Alcune persone in visita a Gerusalemme possono diventare ossessionate dalla città (…). Riportano sintomi ansiosi, iniziano ad indossare tuniche, a cantare inni e declamare versi della Bibbia. Alcuni addirittura iniziano a proclamare sermoni in pubblico. Ogni anno il numero di persone ricoverate a causa di questa sindrome si aggira intorno a 40 turisti. Come per la sindrome di Parigi, il trattamento consigliato è il rientro a casa.

8. SINDROME DI OTELLO: E’ la forte convinzione di essere vittime di un tradimento da parte del proprio partner, nonostante non ci sia nessuna evidenza in merito. E’ molto più di una semplice gelosia, infatti queste persone riportano pensieri ossessivi circa l’infedeltà del/della compagno/a. Controllano continuamente gli spostamenti, gli indumenti, le borse del proprio partner, li interrogano e in casi estremi arrivano persino ad atti di violenza.

9. SINDROME DI EKBOM: Questa sindrome è una forma molto grave di ipocondria, in quanto la persona crede di essere infestata da parassiti. Prende il nome dal neurologo svedese Karl Axel Ekbom, il primo a descrivere questa forma terrificante di delirio.

10. LICANTROPIA: E’ la convinzione di essere in procinto di trasformarsi in un animale.Non solamente in lupi: alcune persone hanno riportato la forte convinzione di stare per trasformarsi in rane, gatti, cavalli, uccelli, iene e persino api. Si tratta comunque di una condizione molto rara.

11.PARAMNESIA REDUPLICATIVA: Questa patologia solitamente è causata da traumi cerebrali; la persona crede fermamente che il luogo dove si trova sia stato duplicato e spostato in un altro posto. Soprattutto i soldati con lesioni cerebrali riportano di credere che l’ospedale nel quale vengono ricoverarti si trovi nella loro città natale, quando in realtà è in tutt’altro luogo. Questa condizione condivide alcune caratteristiche con le sindromi di Cotard e Capgras in quanto la persona crede che alcune persone, luoghi o cose siano state sostituite, trasformate, spostate.

12. SINDROME DEI DOPPIONI: Le persone che soffrono di questa sindrome sono convinte che esista un doppione di loro stesse, identico a loro ma con differente personalità e con una vita propria. Alcune volte il doppione può essere uno straniero, altre volte un membro della famiglia. Questi pazienti possono diventare furiosi perchè qualcuno gli ha rubato il loro aspetto esteriore, fino ad arrivare ad attacchi fisici. Questa sindrome è osservata in persone con disturbo bipolare e schizofrenia, sebbene sia molto rara.

Vai qui per la fonte il lingua originale.

 

 

 

5 attività basate sull’attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio

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I bambini che mostrano comportamenti problematici come difficoltà a controllare le emozioni, aggressività, oppositività verso le regole e tendenza a lamentarsi possono beneficiare di attività basate sull’attaccamento. Tali attività possono essere utili anche per bambini che hanno sperimentato traumi o situazioni di stress meno gravi, e persino per bambini sani e felici.

Insomma, le attività basate sull’attaccamento sono essenziali e possono portare beneficio a tutti, bambini e adulti.

Si definisce “attaccamento” il legame che si viene a formare tra il bambino e la figura di accudimento nei primissimi anni di vita. Tale legame fungerà da modello per le successive relazioni che il bambino andrà ad instaurare nel corso della sua esistenza.

La qualità di questo legame dipende, tra le altre cose, anche dalla presenza e dalla capacità di risposta dei genitori, o di altre persone significative, ai segnali e ai bisogni del bambino.

Ecco allora, per le mamme e per i papà, 5 divertenti attività quotidiane utili a rafforzare il legame di attaccamento con i loro figli.

Se siete dei genitori e il rapporto con il vostro bambino è stato teso per qualsiasi motivo, se non andate molto d’accordo in alcune situazioni o se volete semplicemente rafforzare la vostra relazione, le attività basate sull’attaccamento possono fare al caso vostro.

Le “attività basate sull’attaccamento” hanno lo scopo di migliorare l’attaccamento tra bambino e genitore. L’attaccamento è il legame che i bambini sviluppano con i loro caregiver primari (di solito la mamma) nei primissimi anni di vita. Questo tipo di legame, il primo in assoluto esperito dal bambino, influenzerà fortemente il modo in cui egli si relazionerà con gli altri, la natura dei rapporti che andrà a stabilire e anche la modalità personale di percepire se stesso, le altre persone e il mondo per tutto il resto della vita. Questo non significa che ciò che accade nei primi anni di vita determinerà automaticamente gli esiti di sviluppo del soggetto. Esperienze successive e processi interni di formazione della personalità possono modificare l’effetto del primo attaccamento (sia in modo positivo, che negativo).

Ecco 5 attività basate sull’attaccamento che potete divertirvi a mettere in pratica con i vostri figli:

1. Imitare il bambino

Questo gioco non necessariamente richiede oggetti o giocattoli. Bastano solo il genitore e il figlio, pronti a interagire tra di loro. Il genitore copia tutto quello che il bambino fa: se il bimbo batte le mani, anche il genitore le batterà, nella stessa intensità e velocità. Quando il figlio cambia il suo stile (ad esempio battendo più forte o più piano), il genitore dovrà rispecchiarlo esattamente. Contatto oculare, sorrisi e risate sono elementi fondamentali per promuovere una relazione sana e riparare o rafforzare il legame di attaccamento. Molteplici sono le azioni che possono essere rispecchiate, per esempio saltare, usare i giocattoli oppure imitare le stesse espressioni facciali.

 2. Il sacchetto di fagioli sulla testa

Questa attività richiede un sacchetto di fagioli o qualche altro gioco leggero che rimane facilmente in equilibrio sulla testa. Il genitore si siede di fronte al figlio e tende le mani verso di lui. Il bambino, camminando verso il genitore, deve fare in modo che il sacchetto cada nelle mani del genitore. Solo nel momento in cui il genitore fa un cenno al figlio, il bambino deve scuotere la testa e far cadere il sacchetto, promuovendo così il contatto visivo. E’ importante rendere l’attività divertente, per esempio creando percorsi ad ostacoli, ed è sempre fondamentale ridere insieme, anche se il sacchetto cade prima, per rafforzare la relazione.

 3. La corsa dei cavallini

La corsa dei cavallini, nella quale il bambino viene preso sulle spalle dal genitore durante un percorso, può aiutare a riparare o semplicemente rafforzare il legame di attaccamento perché ingaggia il contatto fisico. Aggiungere effetti sonori come nitrire o il suono degli zoccoli, può rendere il gioco ancora più piacevole e divertente. Quando i figli sono piccoli non solo hanno bisogno di essere nutriti, vestiti e di avere una casa calda, ma devono anche sentirsi protetti e sapere di avere il genitore vicino a loro in qualsiasi situazione. Ecco che il contatto fisico, per esempio un abbraccio ma anche giocare a portare in groppa il figlio, veicola questo messaggio.

 4. Massaggi rilassanti

Usare delle lozioni profumate per massaggiare le mani e i piedi del bambino può contribuire ad allacciare la relazione genitore-figlio. Il massaggio e il profumo rilassano il corpo riducendo la tensione e mettono la mente in uno stato meno difensivo. Questo facilita una maggiore apertura al dialogo e alla relazione.

 5. Spazzolare i capelli

Molto spesso le ragazze non si lasciano spazzolare così facilmente, specialmente se da piccole i genitori erano bruschi nello spazzolare loro i capelli. Tuttavia, pettinarsi i capelli a vicenda tra madre e figlia può essere un’attività ottima per promuovere l’instaurarsi di un legame di fiducia. E’ un’attività calmante che induce senso di accudimento e affetto reciproco.

Vai alla fonte in lingua originale: qui

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