Bimbi separati

Bimbi separati
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Gli studiosi dei traumi sono concordi nel dividere i traumi in due grandi categorie:
Traumi e traumi.
Sarà anche paradossale ma, almeno nella descrizione, l’unica cosa che cambia è la “T”. maiuscola nel primo caso e minuscola nel secondo.
La diversità della “T” implica delle considerazioni molto importanti.
Ma prima di andare avanti, potrebbe essere utile definire cosa voglia dire la parola trauma.
Sono state date molte definizioni di Trauma Psicologico nel corso della storia. Ci può venire in aiuto l’etimologia stessa della parola, che deriva dal greco e che vuol dire “ferita”. Il trauma psicologico, dunque, può essere definito come una “ferita dell’anima”, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive. (http://emdr.it/index.php/trauma/)
Tornando alle “T”
I “Traumi” sono degli eventi traumatici che hanno una spiccata connotazione oggettiva: incidenti stradali, alluvioni, terremoti, naufragi, vengono descritti come eventi che per portare a delle gravi conseguenze emotive e psichiche, non hanno bisogno del fattore personale. Sono gravi “oggettivamente”.
I “traumi” invece sono classificati come eventi di una certa gravità che però non sono oggettivamente traumatici: ovvero hanno bisogno, per poter traumatizzare, del fattore soggettivo: ovvero qualcosa che nella storia personale della persona, venga in qualche modo riattivato dall’evento. È facile capire come avvenimenti che sono traumatici per alcuni, non lo sono affatto per altri.
Gli strascichi psichici ed emotivi che un evento traumatico si porta dietro, sono molteplici e molto molto spesso invalidanti. Continui flashback, paure collegate ad aspetti dell’evento, difficoltà nel dormire, incubi, tensione continui, scatti d’ira ecc.
Le separazioni genitoriali sono eventi che portano inevitabilmente delle conseguenze nel mondo psichico del bambino.
Ma nel bambino le conseguenze del trauma come si manifestano?
E soprattutto: in un sistema psichico ancora acerbo come è quello dei bambini, quali sono i sintomi a cui si deve prestare attenzione?
Sintetizzando l’individuazione di sintomi specifici per fasce di età:
Età prescolare: tra i sintomi più frequentemente osservati nei bambini piccoli, fino a 6 anni di età, si annoverano paure generalizzate come ansia di separazione, paura degli estranei, evitamento di situazioni, disturbi del sonno, preoccupazioni nei confronti di eventi o simboli legati al trauma. I bambini mostrano aspetti dell’evento traumatico durante il gioco e possono perdere una competenza acquisita durante tappe di sviluppo precedenti.
Età scolare: i bambini dai 6 ai 12 anni hanno difficoltà a ricordare l’esatta sequenza degli eventi che hanno caratterizzato l’episodio traumatico. Ritengono che esistano dei segnali di allarme, dei presagi, che preannunciano il trauma e quindi pensano, stando perennemente in agitazione, di poter riuscire ad evitare traumi futuri. Riproducono aspetti del trauma nel gioco, nei disegni o nelle verbalizzazioni. Presentano comportamenti regressivi, evitamento scolastico, scarsa autostima, difficoltà nel riporre la fiducia negli altri e sentimenti di isolamento.
Adolescenza: gli adolescenti mostrano sintomi simili a quelli degli adulti anche se a differenza di quest’ultimi possono cimentarsi in “giochi traumatici”. È possibile poi che nella loro vita di tutti i giorni tendano a riprodurre continuamente la condizione traumatica. Più dei bambini e degli adulti possono esibire comportamenti aggressivi. Presentano problemi nelle performance scolastiche e nelle relazioni con i pari ed i familiari, scarsa autostima, difficoltà nel riporre la fiducia negli altri, abuso di sostanze.
La conclusione è che se la separazione viene vissuta dai genitori come l’unica strada possibile, i figli tendono a metabolizzarla in maniera molto diversa.
In molti casi tali sintomi possono essere letti ed interpretati dai genitori come “capricci”, svogliatezze o peggio come influenze negative che l’altro genitore agirebbe sul figlio (la famosa P.A.S.).
È importante allora fare un distinguo, perché questi scenari possono essere possibili, è vero! Ma diventa importante riuscire a distinguere le cose.
Si diventa ex coniugi, ma mai ex genitori: quindi è importante per i figli di genitori separati, non solo un occhio particolare: ma soprattutto è importante per i due ex coniugi collaborare per il benessere del proprio figlio.
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